Bambini e compiti a casa: che stress!

Come aiutare i bambini con i compiti a casa

Compiti a casa, che fatica!


Anche oggi i compiti a casa? Mamma mia che stress!
Ultimamente si dibatte molto sull’utilità dei compiti assegnati dagli insegnanti e su come aiutare i bambini nello svolgere i compiti a casa.
Ormai infatti più che un onere per gli scolari, i troppi compiti finiscono per diventare un onere per i genitori… Sì, perché gli insegnanti chiedono sempre più spesso il coinvolgimento dei genitori.
La scuola moderna si aspetta infatti che il genitore assolva il ruolo di aiutante nell’insegnamento, ma è giusto?

Il rapporto OCSE sulla scuola

Prima di capire come aiutare i bambini nei compiti a casa, che poi è un concetto simile al come aiutare gli adolescenti a gestire i propri compiti, approfondiamo il dibattito emerso sull’utilità dei compiti a casa.
La ragione del dibattere è il nuovo rapporto OCSE sulla scuola che pone al primo posto nella graduatoria gli scolari adolescenti russi, con le loro 9 ore settimanali trascorse sui libri, seguiti dagli studenti italiani, con 8,7 ore di studio alla settimana, rispetto a una media di 5 ore degli altri Paesi dell’OCSE.
Il problema è che la quantità di studio NON si traduce affatto in una qualità dei risultati scolastici, che si registrano anzi sotto la media. Lo studio OCSE evidenzia infatti come oltre le 4 ore settimanali di compiti a casa le prestazioni medie degli studenti non aumentano.

A favore dei compiti a casa

I compiti incidono pesantemente sul tempo a disposizione dei bambini e degli adolescenti, due età in cui le menti sono ancora in evoluzione.
Certamente però rappresentano un momento di riflessione personale che aiuta lo sviluppo dell’autonomia sociale e intellettuale del bimbo. Infatti, oltre alle nozioni vere e proprie, si impara anche l’importanza dell’organizzazione e della razionalizzazione delle proprie risorse: in una parola, a gestire se stessi.

Contro i compiti a casa

Tra i detrattori dei compiti a casa, ricordiamo i due ministri dell’istruzione Francesco Profumo, che nel 2012 si diceva favorevole alla limitazione dei compiti in “presenza di altri stimoli”, e Maria Chiara Carrozza che nel 2013 prendeva posizione contro i compiti estivi.
La contestazione comunque non riguarda il valore dei compiti in sé, piuttosto il modo in cui i compiti vengono proposti dagli insegnanti. Quel “modus operandi” della scuola che riversa gran parte della responsabilità dell’insegnamento efficace sulle spalle dei genitori.
Anche tra gli insegnanti ci sono parecchi detrattori dell’impostazione odierna dei compiti, di cui contestano proprio il metodo, concordando sul fatto che nel percorso di apprendimento i genitori dovrebbero essere supervisori e non esecutori. Certamente il sostegno in un momento di difficoltà è un dovere, ma i bambini dovrebbero essere in grado di svolgere da soli i compiti a loro assegnati. Altrimenti si riversa sui genitori un ruolo che non appartiene loro.
A Dicembre 2014, l’attuale ministro dell’istruzione Stefania Giannini, a margine del Consiglio europeo a Bruxelles su educazione e giovani, ha annunciato che con la nuova scuola ci saranno meno compiti a casa per gli studenti italiani. Vedremo che succederà.

Compiti a casa e tensione in famiglia

Uno studio americano ha evidenziato che aiutare i bambini nei compiti a casa con l’intromissione (dunque non il semplice controllo), da parte dei genitori, nelle attività di studio dei propri figli, sia la causa preponderante di un effetto negativo sull’andamento scolastico.
Maurizio Parodi, pedagogo e dirigente scolastico, oltre che autore del libro Basta compiti! (Sonda editore), sostiene:

La scuola non chiede ma impone agli adulti di aiutare i figli nello studio. È uno scarico di responsabilità. Non è una condivisione. Ormai è dimostrato che i compiti a casa sono una delle maggiori fonti di conflitto tra grandi e piccoli.

Per citare Gianni Rodari:

Non si può imparare piangendo, altrimenti non si impara nulla.


Ma soprattutto, come fanno i bambini che non possono contare sull’aiuto dei genitori per fare i compiti? Devono andare a ripetizione? E se non possono permetterselo? A cosa serve la scuola allora?

La motivazione e l’apprendimento

Possiamo individuare tre diversi tipi di difficoltà relative all’apprendimento del bambino e dell’adolescente:

  1. cognitive (“non capisco”),
  2. emotive (“non sto bene”),
  3. motivazionali (“non ho voglia”).

Il genitore dovrebbe cercare di capire la fonte dell’insoddisfazione del proprio figlio e guidarlo con pazienza verso una soluzione condivisa.

L’essere umano tende a ricordare ciò che è piacevole e a rimuovere ciò che non lo è: bisognerebbe tenerlo presente, specialmente quando si parla di bambini.

Il PEC (Patto educativo di corresponsabilità) tra scuola e famiglia sui compiti per casa

Nato come DPR del 24 giugno 1998, n. 249 (modificato dal DPR n. 235 del 21 novembre 2007-art. 5-bis), il Pec, sottoscritto dai genitori affidatari, dai docenti coinvolti e dal Dirigente Scolastico, rafforza il rapporto scuola/famiglia, in quanto nasce da una comune assunzione di responsabilità e impegna entrambe le componenti a condividerne i contenuti e a rispettarne gli impegni. Ora, per evitare che questo patto venga disatteso, come successo fino ad oggi, forse sarebbe utile partire da un impegno condiviso volto alla motivazione allo studio, prima di scannarsi sui compiti a casa. I bambini devono essere portati a sviluppare i propri talenti in autonomia, con entusiasmo. Il tempo che dedicano allo studio, ovvero dai tre anni fino ai diciotto, non è poco e, se valorizzato al meglio, potrebbe produrre grandi risultati.

Consigli pratici

Vediamo dunque qualche linea guida su come aiutare i bambini a svolgere i compiti a casa in maniera efficace:

  1. Incoraggiate i vostri figli a svolgere i compiti in autonomia;
  2. Dimostrate apprezzamento e fiducia nelle loro capacità;
  3. Stimolateli a trovare un metodo di studio personalizzato in funzione dei loro bioritmi (orario di studio, ascolto o meno della musica, luogo di studio, metodologia di apprendimento);
  4. Aiutateli a organizzare al meglio il loro tempo;
  5. Fornite al bambino un supporto emotivo presente ma non invadente;
  6. Cercate di far comprendere l’importanza dello studio e dell’impegno per ottenere certi risultati, senza calcare troppo la mano sull'”ansia da brutto voto”;
  7. Evitate di porvi in aperto conflitto con l’autorità dell’insegnante;
  8. Rendetevi disponibili a tempo determinato (stabilite un orario oltre il quale non ci sarà nessuna recriminazione o commento, stop, si passa ad altro e nel caso remoto il bimbo volesse continuare, potrà farlo da solo).

La voce ai genitori

Dunque la media per i quindicenni italiani è di circa 9 ore di studio a settimana… ma per i bimbi più piccoli è sempre lo stesso stress? Chi frequenta la scuola a tempo pieno si trova ancora i compiti da fare quando torna a casa?
Se riteniamo giusto che le ore di studio aumentino con il crescere dell’età e della responsabilità personale dei ragazzi, si può considerare altrettanto giusto che il tempo dedicato allo studio finisca con l’assorbire il tempo per le attività sportive, la serenità serale e week end in famiglia? (Ricordiamo che in tanti casi le ore di studio oltrepassano ampiamente le 9 settimanali;-)

Come emerge dal resoconto di Sara Bennett e Nancy Kalish, dal titolo The case against homework: how homework is hurting our children and what we can do about it (2006) (“Contro i compiti per casa. In che modo fanno male ai nostri figli e che cosa possiamo fare”), il carico di compiti a casa dovrebbe essere inferiore oltre che più pertinente, stimolante e motivante.

Ecco alcune testimonianze di genitori sul rapporto con i compiti a casa:

La mia di compiti ne ha tantissimi e ci sono dei giorni che deve saltare lo sport per farli!

Che lotta far fare i compiti a mio figlio… Se non minaccio di punirlo, non riesco neppure a farlo sedere alla scrivania…

È una guerra questa storia dei compiti a casa. Passiamo i pomeriggi a cercare di finire entro l’ora di cena e quasi sempre litighiamo.

E tu cosa ne pensi? Hai già vissuto l’esperienza dei compiti a casa con i tuoi figli?
Raccontaci qualche aneddoto nei commenti!

Ti aspettiamo il prossimo GIOVEDì!


Rassegna stampa online:
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Compiti a casa: perché sì e perché no

Compiti a casa: il patto di corresponsabilità tra genitori-figli-docenti

I compiti per casa: sono efficaci? Sono inutili? Le opinioni a confronto di studenti, docenti e genitori. Di Mario Polito (psicologo).

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