Made in China, tutto quello che c’è da sapere

Sento spesso dire : “A mio figlio non compro vestiti dei cinesi”, “Io non compro roba dai cinesi, solo Made in Italy”, poi osservo il bambino e l’80% di ciò che ha indosso è tutto fatto in Cina, ma la sua mamma non lo sa.

Allo stato attuale circa il 70% della produzione mondiale di abbigliamento viene fatta tra Cina, India, Pakistan e Bangladesh, questo perchè il mercato richiede prezzi sempre più bassi, e solo in questi paesi è possibile produrre a costi irrisori.

Ma è importante sapere che c’è cinese e cinese, non è tutto uguale, il prodotto che comprate al mercato nella bancarella dei cinesi non è lo stesso che comprate per esempio all’Oviesse che produce in Cina, ma entrambi i prodotti nell’etichetta riportano la dicitura “Made in China”, allora come fare a capire se ci si può fidare oppure no?

La prima cosa da sapere è che le aziende italiane o europee che producono in Cina, così come le multinazionali (H&M tanto per citarne una), normalmente hanno stabilimenti propri, dove utilizzano materiali scelti e controllati da loro, con coloranti a norma, i capi alla fine della produzione vengono controllati e solo se superano determinati standard qualitativi vengono spediti in Italia.

Se l’azienda italiana non ha uno stabilimento in Cina, allora si appoggia ad un produttore cinese, che solitamente invia un campionario della merce che l’azienda italiana intende produrre, se questo campionario viene approvato, allora l’azienda italiana avvia la produzione.

La produzione dei capi, in questo caso, viene comunque fatta con tessuti, coloranti e applicazioni approvati dall’azienda italiana e viene sempre controllata prima di essere spedita in Italia. In questi casi, su questi capi potrete trovare l’etichetta Made in China, oppure Made in PRC, oppure prodotto importato da (nome dell’azienda italiana).

Molto spesso le aziende italiane utilizzano il terzo tipo di etichettatura e quindi scrivono: “prodotto importato da”, ma anche in questo caso il capo è stato prodotto in Cina.

Discorso diverso è invece il capo cinese che comprate nelle bancarelle al mercato o nei loro negozi, questi capi vengono comprati da importatori cinesi che comprano in Cina e rivendono il prodotto in Italia, e qui mi direte ma qual’è la differenza?

La differenza è che il produttore cinese che non produce per azienda europea non è sottoposto a nessun tipo di controllo su materiali, coloranti e ogni tipo di applicazione che potete trovare sul capo che produce, per massimizzare i propri guadagni e mantenere i costi bassi, tende ad utilizzare materiali di pessima qualità con coloranti spesso tossici.

In tempi di crisi come questo, è normale cercare il risparmio, ma se volete spendere poco comprate piuttosto dalle multinazionali che vendono prodotti a basso costo ma controllati, non comprate capi dai cinesi.

Un capo con una stampa con un colore tossico, che viene inalato dal vostro bambino tutto il tempo che lo indossa potrebbe fargli venire l’asma, rinite allergica, dermatite sulla pelle e nei casi più gravi reazioni allergiche che possono richiedere il ricovero in ospedale.

Avete mai provato ad annusare una tuta dei cinesi? Sentirete un forte odore di petrolio o di plastica, questo perchè se guardate l’etichetta normalmente il 50% se non il 70% è polyestere, il polyestere è una fibra sintetica, da dove la ricavano? Non si sa, in Cina non fanno alcun tipo di controllo. La tuta costa poco perchè è tutta di fibra sintetica e oltre a non tenere caldo, a far sudare di più il vostro bambino, potrebbe procurargli un allergia, senza contare che per la stiratura utilizzano collanti spesso tossici.

Quindi mamme, fate attenzione a quello che comprate, meglio spendere 2 euro in più ma avere un capo controllato, che rischiare la salute di vostro figlio.

Allegri Briganti per politica aziendale, non importa prodotti dalla Cina, non compra da rivenditori cinesi in Italia, ma solo da aziende italiane ed europee che controllano i propri capi e utilizzano materiali di provenienza certificata.

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