Origini del carnevale

Origini del carnevale

Se oggi la festa del Carnevale è legata alla nostra tradizione cattolica, le sue origini risalgono a molto tempo prima, fino a perdersi nella tradizione folklorica. Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza su quali sono le origini del carnevale e le accezioni che questo periodo ha assunto nel tempo.

Origini, tradizioni e inizio del carnevale

Le prime testimonianze di travestimento che risalgono alla nostra epoca sono quelle degli antichi egizi che durante le feste religiose erano soliti travestirsi per inneggiare alle proprie divinità. Questa tradizione venne mantenuta in forme ancora più variegate e vive dai popoli Elleni e dai Greci e si celebrava per tre giorni, durante l’equinozio d’Autunno.
A proposito di durata, l’inizio del Carnevale varia a seconda dei luoghi e delle epoche.
Nella Venezia del Cinquecento per esempio il Carnevale iniziava già dal 26 Dicembre, mentre a Firenze nel tardo Medioevo il via ai festeggiamenti combaciava con quello attuale, ovvero il 7 Gennaio.
Inteso come festa cristiana si identifica il periodo di Carnevale con il lasso di giorni variabile che termina con l’ultimo Martedì prima della Quaresima riferendosi alla sua costituzione dopo l’VIII secolo d.C. (epoca in cui l’inizio della Quaresima fu spostato al mercoledì delle Ceneri). Fu solo nel 1143 che il Carnevale venne ufficializzato dalla sede apostolica come Ludus Carnelevarii. Questo è il periodo durante il quale il Carnevale nasce come fenomeno urbano con caratteristiche celebrative.

Carnevale: significato etimologico

L’etimologia del termine “carnevale” più probabile oggi deriva dal latino carnem-levare attraverso la forma carnelevale e nasce attorno all’VIII secolo d.C. (vedi sopra).

Perché ci si maschera a carnevale

Dal millecinquecento in avanti il Carnevale divenne un periodo dove si potevano sfogare comportamenti altrimenti non tollerati, come cantare canzoni licenziose, lanciare uova o limoni contro altre persone, insultare o fare scherzi (ecco perché il detto “a carnevale ogni scherzo vale”).
Fu Paolo II (Papa dal 1464) a fondare il Carnevale moderno a Roma, trasferendo la tradizionale corsa dei Barberi (piccoli cavalli mascherati per l’occasione, anche crudelmente) da Testaccio a via Lata, che per questo cambiò nome in via del Corso.
Per quale motivo lo fece? Perché risiedeva a Palazzo Venezia, luogo di arrivo della corsa che partiva da Piazza del Popolo. Lo stesso tragitto era percorso dal corteo ideato proprio dal Papa: carri allegorici e maschere sontuose che sfilavano sotto il palazzo di Paolo II, il quale dispensava monete d’oro dal suo balcone come fossero coriandoli.
Si tenevano anche tanti palii abbastanza disumani, a partire da quello dei Giudei (poi annullato da Clemente IX nel 1668 in cambio di una somma di denaro per coprire le spese del carnevale), fino a quelli di anziani nudi, storpi e nani.
Infine a tavola era una pacchia perché bisognava prepararsi al rigore della Quaresima. Quindi si beveva vino e si eccedeva con cibi grassi, soprattutto carne di maiale. Un periodo di eccessi per prepararsi alle privazioni, metafora interpretabile da numerosi punti di vista (ecco perché la complessità di vedute).

Carnevale e Quaresima

La festa del Carnevale per come la viviamo oggi si lega alle origini della Quaresima cristiana, istituzione liturgica di cui si trova traccia per la prima volta nel 325 d.C., nel quinto canone del Concilio di Nicea. Il periodo di Quaresima venne istituito come un raccoglimento spirituale di quaranta giorni, ispirato al digiuno di Gesù nel deserto, destinato a preparare al battesimo e all’assoluzione dei peccati.
Nel tempo si è passati attraverso una normativa severa su vari alimenti proibiti (a partire dalla carne e dal pesce), ai quali bisogna aggiungere l’astinenza dai rapporti sessuali (ovviamente tra coniugi, perché fuori dal matrimonio erano e sono proibiti a priori).

Il carnevale degli antichi romani

Il carnevale all’epoca degli antichi romani si festeggiava dal 17 al 23 Dicembre. Saturno, antico protettore dei Latini e divinità romana dell’agricoltura e dell’abbondanza, subentrò al greco Crono (Titano del Tempo) e i suoi misteri presero il nome di Saturnali. Da festa religiosa i Saturnali divennero una sorta di valvola di sfogo per la società romana, momento di sospensione sociale e annullamento delle norme, rovesciamento temporaneo delle gerarchie sociali e culturali. Si conservarono le processioni allegoriche greche per propiziare la prosperità dei raccolti e le manifestazioni in maschera, tra banchetti goliardici e sacrifici, in un crescendo che a volte assumeva anche caratteri orgiastici.
Ma i Saturnali erano anche vissuti come un ritorno all’età dell’oro, perché la collettività, attraverso le risate, poteva vivere il senso di rinascita e rinnovamento del mondo. Il momento di festa era da un lato un momento di sospensione dall’ordinario, dall’altro il rinnovamento della realtà comica e popolare, percepita come una vera e propria seconda vita, non ufficiale, che coinvolgeva ogni singolo membro della società.

Carnevale come festa contadina

Il Carnevale come festa contadina affonda le sue radici negli inni alla madre Terra agli inizi dell’anno agricolo.
Le maschere e i carri allegorici sono diventati, nel tempo, un modo per divertirsi e per esorcizzare la paura della morte, ma non solo.
Le persone appartenenti alle classi sociali meno abbienti avevano l’occasione in un breve periodo di travestirsi e nascondere la propria identità reale, per sovvertire l’ordine sociale, prendersi gioco dei signori, e dedicarsi ai piaceri del cibo e della carne.
Anche per questo motivo, più volte nel Cinquecento i festeggiamenti vennero proibiti.
In seguito, però, il carattere godereccio del Carnevale fu ripreso e incoraggiato dagli stessi padroni (che lo consideravano un’ottima valvola di sfogo), e dal Seicento esso è stato celebrato anche come un’occasione per propiziare il raccolto, per proteggersi dagli spiriti maligni e per venerare gli animali. Non è un caso che molte maschere e molti carri allegorici descrivessero situazioni tipiche della vita dei campi, dalla semina all’aratura, passando per il raccolto dei frutti o la cura degli animali.
Alla fine del periodo di festeggiamenti divenne usanza bruciare il fantoccio, re del paese della cuccagna e al tempo stesso sacrificio di espiazione per i mali dell’anno precedente.

Le maschere della Commedia dell’Arte

Dalle feste popolane alla nascita delle Maschere, che si sono poi evolute con la Commedia dell’Arte, il passo fu breve. Gli attori, infatti, dovevano prima di tutto cercare di attirare l’attenzione e suscitare la curiosità del popolo: per fare questo, mettevano in scena personaggi della vita di tutti i giorni coinvolti in situazioni divertenti.
Protagonisti delle scene erano, dunque, servi e contadini, lombardi e veneti (la Commedia dell’Arte nacque e si sviluppò in Lombardia e in Veneto), sempliciotti e grezzi, i cui nomi erano quelli tipici delle famiglie povere: il primo personaggio rappresentativo di questo ceto fu Zanni, servo di volta in volta pasticcione o astutissimo, dal quale poi si svilupparono Pulcinella e Arlecchino (dal lato pasticcione) e Brighella e Truffaldino (dal lato astutissimo). Diffondendosi nelle altre regioni, le maschere del Carnevale si sono poi evolute: tra i vecchi ecco il mercante Pantalone, brontolone e tirchio, mentre tra le donne ecco Smeraldina e Colombina, di cui Pulcinella è innamorato. E poi, ancora, il dottor Balanzone e molti altri.

Il giorno di carnevale quest’anno è Domenica 15 Febbraio, mentre la fine del Carnevale è il Martedì Grasso, 17 Febbraio.

Buon Carnevale a tutti!


Fonti:
Carnevale e Quaresima. Comportamenti sociali e cultura a Firenze nel Rinascimento. (Giovanni Ciappelli)
365 giornate indimenticabili da vivere a Roma, di Giulia Fiore Coltellacci.
Saggi di anglistica e americanistica. Percorsi di ricerca. A cura di Fantaccini, Fiorenzo, De Zordo, Ornella.

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